Endoscopia senza dolore

La superficie interna del canale digestivo non possiede fibre nervose del dolore, infatti l’asportazione di campioni di mucosa mediante biopsia o la rimozioni di polipi mediante elettrocoagulazione non sono percepiti dal paziente.

Allora perché gli esami endoscopici sono così temuti?

Per quanto riguarda la GASTROSCOPIA i  timori sono dovuti alla paura di non poter respirare e/o di non poter controllare i conati di vomito durante l’esame.

Per la COLONSCOPIA è l’introduzione di aria a causare dolore. Questo dolore è simile a quello che ognuno di noi ha sperimentato in occasione del classico “mal di pancia”, ma  viene raccontato da chi ha già superato l’esame con parole che evocano  scene di tortura alla Braveheart.

In realtà, la gamma della tollerabilità a tali procedure è molto ampia: sintetizzando si potrebbe affermare che la gastroscopia è da “per niente” a “molto” fastidiosa e che la colonscopia è da “per niente” a “molto” dolorosa.

Per questo si offre ai pazienti la possibilità di  una  sedazione più o meno profonda perchè, laddove esista l’indicazione ad effettuare una endoscopia digestiva, questa deve essere affrontata con la massima serenità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha redatto indicazioni per la promozione di una Sanità senza dolore, recepite dal Ministero della Salute e dalle Regioni. La Regione Veneto partecipa a questa iniziativa con il progetto “Ospedale e territorio contro il dolore”.

Articolo a cura di Dr. Felice Cosentino. Pubblicato il 19/08/2011 su www.medicitalia.it

Perché la sedazione?

La gastroscopia e la colonscopia sono  procedure endoscopiche molto utilizzate nella pratica clinica. Sono però esami invasivi che possono esporre il paziente a stress e dolore che in alcune occasioni possono essere la causa di paura con conseguenti ritardi nella consultazione del medico.

Di ciò ne è prova lo screening nazionale del cancro colorettale che fatica a decollare come dovrebbe  soprattutto  per quella “paura” che i pazienti avvertono al solo pensiero di doversi sottoporre alla colonscopia. Tale indagine, infatti,  è vista ancora come particolarmente invasiva e dolorosa, ma in questo c’è realmente un fondo di verità.   La percezione del dolore, infatti, è del tutto differente da paziente a paziente (per diversità etnico-culturali nel modo di porsi di fronte al dolore,  per condizioni anatomiche del colon, per un pregresso intervento addominale, ecc.) per cui ci sono soggetti che sopportano tranquillamente l’esame senza alcun supporto farmacologico,  mentre in altri (la maggior parte) l’esame può risultare fastidioso e/o doloroso con impossibilità, a volte, di portare a termine l’indagine.

Per superare questa giustificata “diffidenza” dei pazienti  da anni le società scientifiche nazionali ed internazionali, hanno  emanato delle linee guida per la corretta esecuzione degli esami endoscopici,grazie alla somministrazione di farmaci  ipnotici (che fanno dormire)  ed analgesici (che tolgono il dolore) in modo che la procedura possa essere eseguita senza avvertire alcun fastidio o dolore.

La sedazione in endoscopia digestiva, oltre ad assicurare al paziente una maggiore accettabilità dell’esame, rende più facile ed accurata la procedura da parte dell’endoscopista. Di ciò ne è prova   lo  screening  nazionale del cancro colorettale nei cui protocolli la colonscopia viene proposta in sedo-analgesia sia per renderla più tollerabile sia anche per una maggiore accuratezza diagnostica (completamento dell’esame, reperimento di lesioni, ecc.).

Tipi di sedazione

Esistono tre livelli di sedazione che si distinguono soprattutto in base alla risposta del paziente agli stimoli verbali e agli stimoli dolorosi.

Sedazione cosciente (o vigile).
Viene ottenuta somministrando farmaci ipnotici della classe delle benzodiazepine (midazolam) e farmaci analgesici della famiglia degli oppiacei (petidina o meperidina). Il paziente viene sedato ma rimane comunque sveglio e collaborante durante tutta la procedura. La risposta ai comandi verbali è presente e congrua. I riflessi protettivi delle vie aeree sono preservati e la funzione respiratoria attiva. E’ possibile che durante questo tipo di sedazione il paziente avverta comunque dolore o fastidio se lo stimolo è rilevante. La dose dei due farmaci viene modulata, in base alle esigenze, nel corso dell’esame. Si ha, comunque, un buon effetto ansiolitico. Il midazolam, inoltre, determina amnesia retrograda per cui, spesso, il paziente può  “dimenticare” di essere stato sottoposto all’indagine.

Sedazione profonda.
La sedazione profonda viene ottenuta mediante la somministrazione da parte dell’Anestesista di un farmaco ipnotico a durata brevissima, il propofol. Proprio per la ridotta durata del farmaco, viene utilizzato in genere mediante infusione continua. Il paziente è sedato e respira in modo autonomo come se stesse “dormendo” normalmente. La risposta ai comandi verbali è torpida, incongrua o assente, mentre è evocabile quella agli stimoli dolorosi.

La procedura endoscopica avviene senza che sia avvertito alcun dolore e il  paziente viene prontamente risvegliato al termine della procedura. Questo tipo di sedazione in genere determina la massima soddisfazione in quanto il paziente non si accorge di nulla durante l’esame. E’ possibile ottenere una sedazione profonda anche per la durata di pochi minuti, con un rapido risveglio.

Anestesia generale.
E’ l’anestesia con intubazione oro-tracheale eseguita solo in casi particolari e sempre su indicazione del medico anestesista.

In quali pazienti  effettuare la sedazione

La sedazione può essere somministrata in modo sicuro praticamente a tutti i pazienti, anche se presentano patologie associate. Le raccomandazioni delle società italiane di endoscopia e anestesia (SIED e SIAARTI) del 2006 stabiliscono che la sedazione è raccomandata  per eseguire  ERCP, coloscopie diagnostiche, endoscopie pediatriche, endoscopie operative, ecoendoscopia, procedure in urgenza o in tutti i pazienti ansiosi o che la richiedono.

Per venire incontro all’esigenza dei pazienti che chiedono indagini endoscopiche  sempre   più accettabili, la ricerca tecnologica a messo a punto  nuove procedure, atraumatiche e che non necessitano di sedazione, come la Gastroscopia per via trans-nasale e la Colonscopia robotica.

In Italia la gestione della sedazione cosciente, associata o meno all’analgesia, viene generalmente effettuata direttamente dagli endoscopisti, mentre la sedazione profonda (ed ovviamente quella generale) viene gestita dagli anestesisti. In caso di pazienti complessi, come soggetti non collaboranti, pazienti pediatrici, persone molto anziane, grandi obesi, donne in gravidanza o soggetti affetti da gravi patologie (cardiovascolari, respiratorie, epatorenali, neurologiche, endocrino-metaboliche) è buona pratica clinica che la gestione della sedazione venga affidata allo specialista anestesista.

Procedura della sedazione

Si inizia con quella che viene definita “la preparazione o sedazione psicologica” all’esame da parte del personale sanitario che accoglie il paziente informandolo e facendolo sentire a proprio agio. Studi anche non troppo recenti hanno dimostrato che la preparazione psicologica migliora l’accettazione dell’esame e può comportare una riduzione della dose farmacologica necessaria per la sedazione.

Dopo la fase preliminare è necessaria una valutazione complessiva del paziente per stabilire se possa essere sottoposto a sedazione/analgesia con lo scopo di ridurre al minimo l’incidenza di effetti avversi

Il personale, adeguatamente formato ed addestrato,  esegue un’attenta anamnesi tesa ad indagare la funzionalità dei principali organi ed apparati; l’esposizione a precedenti anestesie o analgesie con eventuali effetti collaterali; le eventuali allergie (sedativi, anestetici, ecc.); l’utilizzo di terapie farmacologiche e la tollerabilità della posizione supina durante il sonno (per eventuali sindromi da apnea notturna). Si procedere poi alla rilevazione basale di frequenza cardiaca, pressione arteriosa sistemica saturazione dell’O2, visto che vengono  utilizzati farmaci potenzialmente depressori delle funzioni vitali.

Successivamente, il paziente viene informato su come si svolge la procedura della sedazione e sugli eventuali rischi:  broncospasmo,reazioni allergiche, problemi cardio-respiratori,come alterazione della pressione arteriosa, della frequenza e del ritmo; depressione respiratoria, apnea, arresto respiratorio e/o cardiaco. Sarà anche informato sulle modalità di risveglio e sul fatto che nelle 24 ore successive all’esame endoscopico  dovrà astenersi dalla guida di autoveicoli, dall’impiego di macchinari potenzialmente pericolosi, nonché dall’eseguire lavori impegnativi o prendere decisioni legali.

Dovranno essere firmati due consensi separati, per la sedo/analgesia e per l’esame endoscopica.

Durante l’esame, mediante l’utilizzo di un monitor automatico, vengono controllate la pressione arteriosa, l’elettrocardiogramma e l’ossigenazione del sangue. La gestione della sedazione ed il monitoraggio della stessa devono essere affidati, in base alle Linee Guida nazionali ed internazionali, a personale sanitario diverso dall’endoscopista ( che deve occuparsi della gestione dell’esame endoscopico).

La gastroscopia trans-nasale

La gastroscopia è una procedura temuta da molte persone.

In realtà non è un esame doloroso, ma in alcuni soggetti può risultare molto fastidioso.

La gastroscopia trans-nasale può essere una alternativa alla esecuzione della gastroscopia in sedizione.

Vediamo di cosa si tratta e del perché risulti meno fastidiosa.

Per effettuare la gastroscopia trans-nasale viene usato un endoscopio molto sottile, del diametro di 5-6 mm che entra agevolmente nelle narici e da qui, attraverso le cavità nasali e il rino-faringe, raggiunge l’esofago: l’inizio della via digestiva.

In questo modo non si passa attraverso la base della lingua e l’oro-faringe, zone il cui contatto genera il riflesso del vomito.

La cosa interessante è che il riflesso del vomito non si genera quando la base della lingua viene toccata dal cibo, ma solo quando viene toccata da sostanze giudicate dal cervello nocive per l’apparato digestivo ( come i cibi avariati) o pericolose per le vie aeree (come sostanze troppo dure o troppo grosse che potrebbero incastrarsi all’ingresso nelle vie aeree).

Nell’immagine è raffigurata in verde la via che dalla bocca entra in esofago ed in blu la via che dal naso entra in trachea.

La gastroscopia trans-nasale

Come si vede dal disegno le due vie si incrociano in un punto critico (l’ipofaringe):

  • se lo si raggiunge dal naso non scattano sistemi di allarme perché l’aria non crea problemi sia che entri nella via respiratoria che nella via digestiva .
  • se lo si raggiunge dalla bocca possono scattare sistemi di difesa perché il cibo non può entrare nelle vie aeree, ma solo in quelle digestive

Ecco perché un endoscopio non scatena riflessi fastidiosi se segue la via che dal naso porta all’esofago.

 

La gastroscopia transnasale: sempre più gradita da pazienti e medici

Articolo a cura di: Dr. Felice Cosentino. Pubblicato il 02/04/2013 www.medicitalia.it

A quasi 20 anni dalla sua nascita (Shaker, 1994) la gastroscopia transnasale (GTN) ha conquistato pazienti e medici.  I pazienti, in quanto trovano tale esame  per niente fastidioso e che non necessita di sedazione.  I medici  perché hanno trovato lo strumento  sottile molto versatile ed utile per ampliare le indicazioni dell’endoscopia diagnostica e terapeutica del tratto digestivo superiore.

Gli strumenti

La caratteristica principale del gastroscopio transnasale è il suo ridotto diametro che varia,  in base all’azienda produttrice,  da 4.9 mm a 6.0 mm, rispetto ai 9.8 mm dello strumento tradizionale. Tutti hanno un canale bioptico di 2 mm, sufficiente per biopsie leggibili e per poter utilizzare gran parte degli accessori operativi (pinze, aghi, anse da polipectomia, sonde da coagulazione, ecc.). Alcuni  GTN di minor diametro hanno due movimenti del puntale  rispetto ai 4 movimenti degli strumenti di diametro maggiore.

Nasale standard e penna

Il gastroscopio transnasale (al centro) è sensibilmente più sottile del gastroscopio standard e leggermente più piccolo di una penna biro.

La tecnica

L’esame può essere eseguito con paziente in decubito laterale sinistro (come per l’endoscopia standard) o anche in posizione seduta (per scelta o per necessità del paziente)  Alcuni minuti prima dell’esame si  spruzza un anestetico da contatto nelle cavità nasali e nel faringe. In alcuni soggetti può risultare utile anche l’impiego di un  decongestionante nasale per facilitare il passaggio dello strumento.   Dopo aver visualizzato entrambi le narici si sceglie quella ritenuta più idonea al passaggio dell’endoscopio. Nella maggior parte dei casi il transito avviene attraverso il meato medio ed in minor misura attraverso quello inferiore. La presenza di speroni, ipertrofia dei turbinati, di un gemizio ematico o di una sensazione dolorosa possono costituire un impedimento all’esame (2-3 % dei casi).

Superato il rinofaringe si passa in esofago attraverso il seno piriforme di sinistra (più agevole rispetto al destro) dopo aver invitato il paziente a deglutire per rilasciare il muscolo cricofaringeo. Le successive fasi di esplorazione dell’esofago stomaco e duodeno non differiscono dalla tecnica utilizzata con l’endoscopio standard.

Tecnica della gastroscopia TN: attraverso il meato medio si supera il rinofaringe e si mette in chiara evidenza tutta la regione faringo-laringea.

La presa bioptica (dovendo utilizzare pinze più piccole rispetto al gastroscopio tradizionale) ha un diametro inferiore rispetto a quella ottenuta con lo strumento standard, ma numerosi studi hanno dimostrato la validità del campione istologico ai fini di una corretta diagnosi. Qualche difficoltà si può avere a volte con  l’aspirazione di liquidi soprattutto in presenza di una maggiore viscosità del muco gastrico. In tal caso è sufficiente lavare  la cavità gastrica con liquidi o specifici solventi per facilitare la successiva aspirazione.

Fra gli inconvenienti della tecnica bisogna registrare una piccola percentuale di epistassi(sanguinamento nasale) che solitamente si arresta spontaneamente e solo raramente vi è necessità di utilizzare dei tamponi nasali imbevuti con soluzioni emostatiche.

I vantaggi per il paziente

I vantaggi “recepiti” dal paziente con la GTN sono legati alle caratteristiche proprie dell’endoscopio utilizzato: strumento sottile, poco traumatizzante e che non richiede sedazione. Il piccolo calibro dell’endoscopio consente, infatti, di utilizzare la via nasale  che risulta molto gradita dal paziente rispetto alla via orale a cui si è obbligati con lo strumento standard.   Il passaggio attraverso la bocca, infatti, viene visto dai pazienti come un qualcosa di particolarmente traumatico, come una “invasione” al proprio corpo e ciò crea molto spesso un rifiuto psicologico verso la gastroscopia. In effetti le manovre attraverso la bocca, se il paziente non è adeguatamente sedato, possono realmente stimolare nausea, vomito, eruttazioni, senso di soffocamento e di chiusura della gola.

Il passaggio del gastroscopio attraverso la bocca è vissuto dal paziente in modo negativo anche per lo stimolo del vomito riflesso determinato dal contatto dello strumento con la base della lingua (schema a destra). 

Ecco, in sintesi i motivi per cui il paziente si sente “attratto” dalla gastroscopia transnasale.

  • L’esame non necessita di sedazione per cui  può essere richiesto da quei pazienti che non vogliono essere sedati  per motivi personali o perché temono i rischi (rari) della sedazione o hanno un’accertata intolleranza ai farmaci utilizzati per la sedazione.
  • L’assenza di sedazione consente al paziente di lasciare l’ambulatorio  al termine dell’indagine, dialimentarsi dopo pochi minuti, di guidare l’auto e di riprendere subito la sua abituale attività. La sedazione, al contrario, obbliga il paziente a trattenersi in ospedale fino al pieno recupero delle sue funzioni, di dover  essere accompagnato e di non poter guidare per le 24 ore successive. Ciò in pratica comporta la perdita di una (o quasi) giornata di lavoro.
  • L’assenza di sedazione elimina i possibili rischi (locali e sistemici) della somministrazione dei farmaci (benzodiazepine, ecc.) per via endovenosa.
  • Non essendoci contatto con la base della lingua, il passaggio dello strumento  non determina nella maggior parte dei pazienti, la nausea ed il vomito.
  • Possibilità di parlare ed interagire con il medico per tutta la durata dell’esame.
  • Possibilità di respirare tranquillamente con la bocca  e con una narice.
  • Possibilità di deglutire,  pur avvertendo solo un minimo senso di corpo estraneo.
  • Riduzione del fastidio gastrico (grazie alla flessibilità dell’endoscopio sottile) durante il passaggio dello strumento nella regione antro-duodenale

Le indicazioni

Le indicazioni diagnostiche della GTN non differiscono da quelle con l’endoscopio standard, anzi possiamo dire che grazie alle caratteristiche dell’endoscopio utilizzato (strumento sottile che  non richiede sedazione), tale procedura supera alcuni limiti della gastroscopia tradizionale e consente sempre di più nuove ed originali applicazioni.

Anche le indicazioni terapeutiche, in generale, non differiscono da quelle con l’endoscopio standard pur tenendo conto che alcune procedure complesse (importanti sanguinamenti; trattamento delle varici esofago-gastrico; polipectomie/mucosectomie, rimozione corpi estranei, ecc.) richiedono lo strumento tradizionale che è fornito di  un canale operatore più grande (che consente una migliore aspirazione e l’impiego di accessori più adeguati). Bisogna comunque dire che le caratteristiche dello strumento consentono agli specialisti di realizzare sempre di più nuove procedure terapeutiche.

Ovviamente le dimensioni  e la qualità dell’immagine possono risultare inferiori rispetto agli strumenti standard, ma ciò non compromette affatto l’adeguata e completa esplorazione endoscopica o la visione particolareggiata della mucosa

Ecco in sintesi le attuali possibilità diagnostiche e terapeutiche con il gastroscopio trans nasale.

  • Endoscopia di routine (sovrapponibile a quella realizzata con endoscopio standard). In alcune situazioni la GTN è più affidabile della gastroscopia standard. Questo è il caso, per esempio dell’ernia iatale da scivolamento che, come sappiamo, è influenzata dal vomito (che può essere stimolato con l’endoscopio standard). Fra le altre patologie anche il diverticolo di Zenker si presta ad essere meglio studiato con l’endoscopia transasale.
    La gastroscopia transnasale, non provocando conati di vomito, consente una più fisiologica valutazione della regione cardiale che rimane inalterata durante l’esame (a sinistra un cardias normale, a destra un’ernia iatale).

L’endoscopia transnasale consente una più facile individuazione ed esplorazione del diverticolo di Zenker.

  • Endoscopia in età pediatrica a partire da 11 anni (al di sotto di tale età la gastroscopia viene eseguita in sedazione profonda).
  • Pazienti geriatrici a qualsiasi età e indipendentemente  dalle condizioni generali.
  • Pazienti con patologia cardiorespiratoria grave che non sopporterebbero il trauma della gastro scopia tradizionale e/o l’eventuale sedazione.
  • Donne in gravidanza.
  • Pazienti in urgenza per recente assunzione di caustici. E’ importante, già nelle prime ore dell’ingestione della sostanza caustica, effettuare un’immediata valutazione del danno e della prognosi del soggetto con valutazione del tratto oro-faringeo e digestivo superiore.
  • Stenosi del tratto digestivo superiore invalicabili con l’endoscopio standard.
  • Controllo endoscopico del trattamento dell’acalasia esofagea mediante dilatatore a palloncino,
  • Controllo del posizionamento di protesi metalliche esofagee (foto sotto) evitando così l’uso della visione radiologica. La procedura diventa in tal modo più semplice, veloce e sicura (anche per l’assenza di esposizione a radiazioni per il paziente ed il personale sanitario).
  • Utilizzo dell’endoscopio transnasale nel controllo del posizionamento di una protesi metallica autoespansibile in un paziente con cancro stenostante ed inoperabile dell’esofago.
  • Esplorazione diretta della via biliare o di quella pancreatica dopo sfinterotomia. In pratica lo strumento, grazie al piccolo calibro, può essere utilizzato in alcune circostanze come colangioscopio per via orale eventualmente supportato da un sistema di ancoraggio (catetere di Fogarty).
  • Esecuzione della Gastrostomia percutanea endoscopica – PEG (con l’impiego di bumper soffici) quando la via orale è impedita da patologia tumorale o da recente chirurgia.
  • Posizionamento di sonde o sondini naso gastrici per aspirazione o per alimentazione (foto sotto).

    L’endoscopio transnasale viene impiegato in una paziente anziana per il posizionamento di un sondino nutrizionale nasodigiunale. La procedura viene eseguita con paziente seduta (indicazione di necessità).

Controllo di pazienti in cui si sospetti un’emorragia digestiva superiore in modo da poter meglio programmare la strategia terapeutica. Si tratta, ovviamente, di pazienti senza evidenza di emorragia in atto (ematemesi = vomito di sangue rosso vivo), ma con situazioni di “sospetto” sanguinamento o con segni di sanguinamento non attiv. Nel caso la gastroscopia TN rilevasse lesioni con segni di recente sanguinamento o un minimo sanguinamento è possibile attuare manovre di emostasi con la tecnica infiltrativa con ago (foto sotto) o mediante l’elettrocoagulazione con Argon Plasma (foto sotto). Nel caso, invece, di importante sanguinamento e/o in presenza di varici esofagee (foto sotto) e gastriche, si procederà con l’endoscopio standard.

Gastroscopia transnasale in paziente ricoverata in Pronto soccorso per vomito caffeano. Ritirato il sondino nasogastrico (che presenta materiale ematico coagulato) si procede con l’esplorazione del tratto digestivo superiore rilevando delle varici esofagee al momento non sanguinanti (ma causa del recente sanguinamento).

Ulcera duodenale con minimo sanguinamento: emostasi con infiltrazione di soluzione di adrenalina.

Angiodisplasia duodenale sanguinanante: emostasi con Argon Plasma Coagulation.

  • Studio della patologia laringea e trattamento di alcune lesioni benigne. Lo strumento nasale, a differenza di quello tradizionale, consente un’ottima esposizione della regione laringea per cui è possibile rilevare eventuali patologie che saranno poi riferite allo specialista Otorinolaringoiatra (ORL). E’ possibile, inoltre, sempre in collaborazione e con la supervisione dello specialista ORL ed in presenza dell’anestesista, eseguire biopsie mirate o rimuovere piccoli polipi nel distretto faringo-laringeo (dopo aver spruzzato sulla regione un anestetico da contatto) (foto sotto).

    Biopsia  con endoscopia transnasale su lesione della corda vocale destra(carcinoma spinocellulare).
  • Studio della disfagia oro-faringea con rilevamento della chiusura delle vie aeree e del successivo studio della deglutizione sia con liquidi che con solidi (in posizione semiassisa).

Altri vantaggi

Molti medici si sono avvicinati inizialmente alla GTN con una certa diffidenza pensando che uno strumento così piccolo non potesse competere con il gastroscopio standard. Una volta però acquisita la necessaria esperienza gli stessi medici sono diventati dei forti sostenitori di tale tecnologia che comporta ulteriori benefici oltre a quelli sopra elencati.

La durata globale della GTN  è  sensibilmente inferiore a quella effettuata con lo strumento standard.   Infatti, non dovendo eseguire la sedazione vengono eliminati alcuni aspetti dell’assistenza quali: inserimento ago cannula sul braccio, preparazione e somministrazione farmaci, preparazione e gestione del monitoraggio, assistenza del paziente durante la fase di risveglio, ecc.

La gastroscopia transnasale  necessita soltanto del tempo esplorativo che non si differenzia di quello con gastroscopio standard. Grazie a questo risparmio di tempo è possibile programmare giornalmente un numero maggiore di gastroscopie  e questo, di conseguenza, si riflette in una riduzione della lista di attesa. Un altro vantaggio della non sedazione è il risparmio economico che si ottiene con la riduzione dei tempi della procedura. In pratica, la gastroscopia transnasale ha un costo inferiorerispetto a quella tradizionale.

Per ultimo, ma non meno importante, è l’accettabilità della GTN da parte dell’utenza. Il paziente oggi si avvicina alla gastroscopia con maggiore serenità ed è più propenso a seguire i suggerimenti del medico specialista nel caso fosse necessario effettuare dei controlli nel tempo per valutare l’evoluzione di alcune patologie (Esofago di Barrett, varici esofagee, gastriti croniche atrofiche con metaplasia intestinale/displasia, ecc.).

Riferimenti

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ASGE, Tecnhnologiy Status Evaluation Report. Ultrathin Endoscopes.Gastrointestinal Endoscopy 2010; 71: 893-898

Stroppa I, Grasso E. Unsedated transnasal versus transoral sedated upper gastrointetsinale endoscopy. Dig Liv Dis 2008; 40:767-75

Barberani F. Transnasal gastroscopy: the first preliminary experience in operative digestive endoscopy through transnasal route. Am J Gastroenterology, 2003;98.

Shaker R. Unsedated transnasal pharyngoesophagogastroduodenoscopy. Gastrointestinal Endosc. 1994;40:346-348

Maurizi M, Paludetti G, Galli J, Corina L. Electronic fibrovideolaryngoscopy in the diagnosis and surgical treatment of laringea pathology. In: Motta G, editor. The new frontiers of Otorhinolaryngology in Europe. Bologna: Monduzzi Ed., 1992. p. 183-6.

Cosentino F, Morandi E, Rubis Passoni G, Tuccimei S, Carnevale Ricci PM. Therapeutic videolaryngoscopy. Acta Endoscopica 1990;20:328-31

Pancia gonfia, intestino pigro: cosa mangiare?

Consigli pratici e ricette per una corretta alimentazione

Da circa trent’anni entro nello stomaco e nell’intestino dei miei pazienti con fibre ottiche e microtelecamere per diagnosticare e curare malattie dell’apparato digestivo. In circa l’80% di queste persone non si riscontra nulla che possa spiegarne i sintomi, ma ciò non vuol dire che non esista “un problema”.

L’apparato digestivo, infatti, non ci crea disturbi solo quando presenta delle lesioni “organiche”, ma anche e soprattutto quando non “funziona” bene e questo dipende quasi esclusivamente da noi: semplificando al massimo potrei dire che dipende da come affrontiamo i problemi della vita e da cosa e come mangiamo.
Per aiutare i miei Pazienti a risolvere il primo punto li invito a leggere o a frequentare corsi di Mindfulness (la terapia della consapevolezza); per il secondo punto, invece, non ho trovato nessun manuale pratico ed è per questo che ho deciso di scriverne uno.

Negli ultimi anni si è assistito ad un interesse sempre più crescente dei mass media per tutto ciò che riguarda il cibo e la cucina, ma questo non vuol dire che stia aumentando la pratica del cucinare domestico, intendo quello di tutti i giorni, anzi è quasi completamente scomparsa. Non è questa la sede per analizzarne le cause: è un dato di fatto, spesso non si ha più il tempo di fare la spesa, figuriamo di cucinare! E allora si entra nel supermercato di corsa prima di tornare a casa dal lavoro stanchi, molto spesso scontenti, ed ecco che il cibo pronto e consolatore, che l’industria alimentare ha messo a punto per noi, viene preso dallo scaffale e buttato nel carrello della spesa.
Ma anche quando vogliamo comportarci in modo non compulsivo non sappiamo orientarci nelle nostre scelte perché le informazioni che ci raggiungono attraverso la televisione ed i giornali sono spesso contraditorie e dettate da “mode” piuttosto che da principi nutrizionali scientifici.

Noi non nasciamo con un libretto di istruzioni per l’uso incorporato perché, fino ad alcuni decenni fa, non ce n’era bisogno: si mangiava quello che proveniva dalla natura e dal nostro lavoro, che era un lavoro fisico. Per procurarci il cibo ci si doveva muovere, quindi per ogni 1.000 Kcal assunte c’era almeno un 20% di Kcal consumate per produrle. L’iperalimentazione era una eccezione: perché lavorare di più per procurarci del cibo che non serve? Questo è ben evidente nel mondo animale: avete mai visto un animale “obeso” in natura? A parte gli esempi di adattamenti biologici a condizioni estreme (letargo o preparazione a lunghi periodi di digiuno) la risposta è “no”, in quanto da un punto di vista energetico non sarebbe vantaggioso: perché correre dietro ad una preda (e bruciare energia) se non si ha fame ( e quindi non ho bisogno di energia)?

Tanto è vero che se la fame non fosse una sensazione così dolorosa e il suo appagamento non fosse così piacevole chi ce lo farebbe fare di procurarci il cibo con fatica? Per stimolarci a compiere tutte quelle attività senza le quali ogni specie animale si estinguerebbe da sola, senza motivo, la natura ha messo in palio dei “premi” . L’atto della riproduzione e della alimentazione, infatti, sono “premiati” dalla natura con il rilascio, da parte del nostro cervello, di sostanze chimiche definite “del benessere”, le quali ci fanno sentire particolarmente bene. Soprattutto gli zuccheri ed il sale, difficilmente reperibili in natura, ma necessari al nostro metabolismo, sono ampiamente premiati con la liberazione di endorfine. Quando, dopo una giornata pesante, si ha voglia di mangiare qualcosa di dolce o di salato non è il nostro corpo ad averne bisogno “per un calo di zuccheri o di sali”, ma è il nostro cervello “per un calo di endorfine”.

Per il nostro apparato digestivo gli alimenti “giusti” sono quelli che ci potremmo procurare se vivessimo a contatto con la natura lavorando solo con le nostre forze. Sicuramente mangeremmo tanta frutta, verdura e cereali provenienti dal nostro orto, compresi tuberi e legumi, qualche uovo, un po’ di latte e suoi derivati e un po’ di carne: non avremmo infatti la forza per allevare da soli più di qualche gallina ed una o due mucche e non le ammazzeremmo tanto volentieri perché ci costerebbe di meno mangiare i loro prodotti che la loro carne. Se vivessimo al mare o vicino ad un fiume o ad un lago, andremmo qualche volta anche a pescare per integrare, senza grande sforzo, le proteine di origine animale. Ecco fatto, adesso andate a fare la spesa e mettete nel carrello quello che avreste potuto produrvi da soli usando solo le calorie che in media consumate al giorno con il lavoro e l’attività fisica che fate. Vi sembra un suggerimento troppo drastico? Ho solo cercato di spiegarvi che il nostro “libretto di istruzioni” è a portata di mano, basta solo volerlo seguire.

Ittero e calcoli del coledoco

Per ITTERO si intende una colorazione gialla della cute e delle sclere degli occhi.

Questo sintomo è dovuto alla impossibilità del fegato di eliminare la “bilirubina”, un pigmento prodotto dal sistema reticolare della milza per degradazione della “emoglobina” del sangue e secreto dal fegato, tramite le vie biliari, nell’intestino.

I globuli rossi vecchi o danneggiati vengono per così dire “smontati” nei loro elementi principali a livello della milza.Così dalla EMO-GLOBINA, di colore rosso, vengono staccati:

  • il gruppo EME, contenente il prezioso FERRO che viene recuperato e trasportato nei depositi dell’organismo
  • la GLOBINA che viene trasformata in BILIRUBINA di colore giallo-arancione.

 

La BILIRUBINA così formata non è idrosolubile, non può cioè viaggiare da sola nel sangue. Per poter raggiungere il fegato deve quindi chiedere un “passaggio” ad una proteina, l’albumina.Compito del fegato è dunque rendere solubile la bilirubina (mediante esterificazione con l’acido glucuronico) per poterla eliminare.

Attraverso un sistema di canalicoli ramificati che confluiscono in un dotto unico (il coledoco), la bilirubina viene quindi eliminata nell’intestino.

Una volta giunta nell’intestino, la BILIRUBINA viene ulteriormente trasformandola dai batteri in UROBILINA.

La UROBILINA, a sua volta, viene in parte riassorbita e portata ai reni per la sua eliminazione, in parte trasformata ancora dai batteri intestinali in STERCOBILINA di colore più scuro.

L’UROBILINA e la STERCOBILINA sono i pigmenti che danno alle urine e alle feci il caratteristico colore.

Quando un ostacolo rende difficile od impossibile l’eliminazione della bilirubina nell’intestino da parte del fegato, questo la re-immette nel sangue dando alla pelle e alle sclere un colore giallo e alle urine un colore giallo scuro, mentre sarà assente nelle feci, che diventeranno chiare.

In presenza di questi sintomi si deve pertanto sospettare una ostruzione delle vie biliari che, nel caso di un calcolo, sarà accompagnata da una forte colica dolorosa sopra l’ombelico e/o verso il fianco destro, da nausea e a volte da vomito e febbre.

Che siano presenti o meno anche calcoli alla cistifellea, l’evenienza di uno o più calcoli nel coledoco richiede un trattamento tempestivo per il rischio che evolva in infezione delle vie biliari (COLANGITE) o in danno al pancreas (PANCREATITE).

Le emorroidi e la stipsi

Molti sono i fattori che portano alla formazione delle emorroidi, ma la stipsi ne è sicuramente la causa più frequente.
Quando le feci sono di consistenza aumentata la loro espulsione avviene con difficoltà e questo provoca una prolungata compressione del plesso venoso emorroidario che rimane per così dire “schiacciato” fra la muscolatura circolare dello sfintere anale e le feci che faticano ad uscire. E’ come mettere un elastico stretto attorno ad una gamba: dopo un po’ le vene sotto all’elastico si gonfiano perché il sangue non riesce più a ritornare al cuore.
In aggiunta l’aumento della pressione durante l’evacuazione trascina verso l’esterno la mucosa che riveste il canale ano-rettale peggiorando la situazione.

Emorroidi e stipsi

Emorroidi e stipsi

Altri fattori che portano alla formazione delle emorroidi sono:
– l’aumentato tono dello sfintere anale
– la posizione seduta sul WC con abolizione della posizione naturale (che è la defecazione accovacciata “alla turca”) che comporta un aumento del ponzamento e quindi della congestione pelvica.
– le situazioni che determinano un aumento della pressione venosa a livello delle vena cava (come nel caso della compressione dell’utero negli ultimi mesi di gravidanza) o della vena porta (come nel caso di malattie croniche del fegato).

Nella prevenzione e nella cura delle emorroidi, oltre alla correzione della stipsi, si dovrà agire anche consigliando l’assunzione della posizione “alla turca” e trattando l’ipertono sfinteriale, quando presente.

Dieta per il buon funzionamento dell’intestino

COLAZIONE:
Muesly con fiocchi di avena: 1 tazza ammorbiditi con yogurt o latte
2 kiwi (o altro frutto di stagione)
1 tazza da 300 cc di liquido caldo (caffè d’orzo, Thè, ecc.)

MEZZA MATTINA:
1 mela con buccia (o altro frutto di stagione con buccia), 250 cc di liquidi

PRANZO:
pasta o riso con pomodoro o altro condimento leggero, con peperoncino rosso piccante
abbondante verdura cruda mista tagliata finemente
pane integrale o ai cereali
500 cc di liquidi

POMERIGGIO:
1 mela con buccia o yogurt o altra frutta di stagione, 250 cc di liquidi

CENA:
pesce o crostacei o uova, verdura cotta verde a foglia lunga (spinaci, biete, coste, cicoria, radicchio….) o verdure di stagione: melanzane, zucchine, fagiolini, peperoni, carciofi..
oppure: minestrone con riso o pasta e legumi.
500 cc di liquidi

Importantissimo è non assumere assolutamente: dolci, biscotti, brioche, cioccolata e carne sia di mammiferi che di pollame, in quanto rallentano notevolmente il transito intestinale!

Barilla forum, doppia piramide alimentare

I TRE PARADOSSI SU CIBO E NUTRIZIONE DEI NOSTRI GIORNI

  1. MORIRE DI FAME O DI OBESITA’?Oggi nel mondo per ogni persona malnutrita ce ne sono due che sono obese o in sovrappeso.
    Ogni anno nel mondo muoiono 36 milioni di persone per mancanza di cibo e 29 milioni per troppo cibo.
  2. NUTRIRE UOMINI, ANIMALI O AUTOMOBILI?Un terzo della intera produzione alimentare globale è destinato alla nutrizione del bestiame e una quota crescente di terreni agricoli è destinata alla produzione di carburante: stiamo alimentando le nostre automobili invece che le nostre persone.
    Si calcola che nel 2020 la produzione di grano diminuirà del 3,9% per l’alimentazione umana, mentre aumenterà del 2,1% per il bestiame e del 15% per i combustibili delle nostre auto.
  3. NUTRIRE LO SPRECO O NUTRIRE LA FAME?Ogni anno nel mondo sono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora perfettamente commerciabile, mentre 868 milioni di persone soffrono la fame.
    1/3 della produzione globale di cibo finisce nella spazzatura, 1/4 di questo spreco basterebbe a cibare le persone affamate nel mondo

Il bilancio del Pianeta è negativo: oggi quello che consumiamo è maggiore di ciò che possiamo rigenerare.

Se continuiamo con gli attuali stili di vita avremmo bisogno oggi di 1 pianeta e mezzo e di 3 pianeti fra 40 anni.